Il permesso di non essere grate

Crescita Personale

29 Settembre 2025

di Sara Passaro

Il permesso di non essere grate.

Perché forzare la gratitudine a volte ci blocca.

Una mano scrive su un quaderno la frase 'Le cose che non vanno'

Ti è mai capitato di sentirti quasi in colpa per non riuscire a "vedere il lato positivo"? In un mondo che ci spinge costantemente a praticare la gratitudine – attraverso diari, citazioni e post sui social – ammettere di non sentirsi grate può sembrare un fallimento.

E se ti dicessi che, in certi momenti della vita, forzarsi a essere grate non solo è inutile, ma può essere dannoso?

Come coach e studentessa di psicologia, incontro spesso donne che, pur avendo lavorato duramente e raggiunto molti traguardi, si sentono bloccate, disallineate. Vivono una vita che dall'esterno sembra perfetta, ma dentro sentono che qualcosa non va. La pressione sociale a "essere grate per quello che si ha" diventa un'ulteriore gabbia, che impedisce di guardare onestamente a ciò che non funziona più.

Un interessante articolo del Wall Street Journal ha definito questo fenomeno "il lato oscuro della gratitudine" (the dark side of gratitude). Vediamo perché riconoscerlo può essere il primo, vero passo per ripartire.

La trappola della gratitudine performativa

Quando ci costringiamo a provare gratitudine per qualcosa che, in realtà, ci sta stretto – un lavoro che non ci rispecchia più, una relazione esaurita, una routine che ci svuota – entriamo in quella che viene definita "positività tossica".

Il risultato?

  • Ignoriamo i problemi reali: Fingere che vada tutto bene ci impedisce di riconoscere e affrontare le vere cause del nostro malessere. Non possiamo ingannarci per arrivare alla positività. Le emozioni difficili devono essere affrontate, altrimenti restano con noi e continuano a crescere.
  • Ci sentiamo in colpa: Invece di risolvere il problema, aggiungiamo un carico emotivo: il senso di colpa per non riuscire a essere grate come "dovremmo".
  • Ci allontaniamo da noi stesse: Essere autentiche significa dare un nome a ciò che proviamo, anche quando è scomodo. La gratitudine forzata ci disconnette dalla nostra realtà interiore e ci impedisce di agire per cambiare le cose.
"Darsi il permesso di non essere grate è un primo passo, piccolo ma potente, per tornare a te."

L'alternativa potente: l'inventario di ciò che non funziona

E se, per una volta, facessimo il contrario? Se invece di una "lista della gratitudine", compilassimo un "inventario di ciò per cui non ci sentiamo grate"?

Non si tratta di lasciarsi andare in maniera sterile alla lamentela, ma di un atto di profonda onestà e chiarezza. Mettere nero su bianco le cose che ci pesano, come problemi tecnici, un'amicizia che ci ha deluso o un progetto che non decolla, ci aiuta a:

  1. Validare le nostre emozioni: Ci dà il permesso di sentire ciò che sentiamo, senza giudizio.
  2. Fare chiarezza: Vedere i problemi scritti su un foglio li rende concreti, meno spaventosi e più facili da analizzare.
  3. Metterli in prospettiva: Spesso, nominarli è il primo passo per ridimensionarli e capire cosa possiamo fare al riguardo.

Questo esercizio non esclude la gratitudine, anzi, la rende più autentica. Quando smettiamo di forzarla, creiamo lo spazio per riconoscerla quando emerge spontaneamente.

Un approccio più autentico per ripartire

Se ti senti bloccata in una fase di transizione e la pressione a essere grata ti pesa, prova questo approccio più sobrio e rispettoso verso te stessa:

  1. Riconosci e dai un nome: Ammetti con onestà ciò che non va. Rabbia, delusione, frustrazione sono emozioni legittime. Nominale senza giudicarti.
  2. Fai il tuo inventario: Prendi un foglio e, solo per te, scrivi le cose che in questo momento ti pesano. È un atto di liberazione. Puoi anche decidere di distruggere il foglio dopo, come gesto simbolico.
  3. Distingui tra mentalità positiva e gratitudine forzata: Puoi scegliere di affrontare una situazione difficile con un atteggiamento costruttivo, senza per questo doverti sentire grata per quella situazione.
  4. Accogli la gratitudine vera: Quando senti un momento di gratitudine autentica, goditelo. Sarà più profondo e significativo, perché non nasce da un'imposizione, ma da un sentire reale.

Rimettersi al centro e costruire una nuova direzione parte da qui: dalla capacità di guardarci dentro con onestà, accettando anche le parti scomode del nostro presente. Darsi il permesso di non essere grate è un primo passo, piccolo ma potente, per tornare a te.